L’Engim Sicilia ha impugnato la sentenza n. 897/2017 pubbl. il 13/10/2017, RG n. 17/2016, del Tribunale di Termini Imerese, Sez. Lav., dott.ssa Chiara Gagliano che aveva annullato il licenziamento intimato al dott. D. L. e condannato l’Engim Sicilia alla reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro; al pagamento in suo favore di un’indennità risarcitoria commisurata a 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, detratto quanto eventualmente percepito dallo stesso per lo svolgimento di altra attività lavorativa, nel periodo di estromissione, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalla maturazione dei singoli crediti al saldo; al versamento dei contributi previdenziali omessi ed al pagamento delle spese legali.

In sede di appello (rectius: reclamo ex art. 1, co. 58 L. n. 92 cit.), l’Engim Sicilia, dopo aver ribadito di essere un soggetto giuridico con forti connaturazioni religiose, operante a livello regionale, senza scopo di lucro e senza percepire alcun corrispettivo, ha sostenuto la inapplicabilità nei suoi confronti l’art. 18 Stat. Lav.

La Corte di Appello di Palermo, sezione per le controversie di lavoro, investita del gravame, con la sentenza 241/2018 del 28/02/2018, ha confermato la sentenza di primo grado, ad eccezione della parte in cui quest’ultima disponeva la reintegra al posto di lavoro del lavoratore (appellato), atteso che quest’ultimo nelle more aveva optato, in luogo della reintegra, per il risarcimento dei danni.

In questa sede, più che la illegittimità del licenziamento, interessa evidenziare come per la Corte nessuna “delle dettagliate considerazioni volte a suffragare l’assunto dell’assenza dello scopo di lucro, che sarebbe connaturale all’assenza di imprenditorialità, vale a smentire e, quindi, a censurare, la conclusione raggiunta, con condivisibile percorso argomentativo, dal Tribunale”.

Quindi, la Corte adita ritiene che l’Engim Sicilia è un’impresa a tutti gli effetti di legge, condividendo in toto le ragioni argomentative del Tribunale di Termini Imerese.

Le due sentenze sono in sintonia con quella giurisprudenza che da tempo ritiene che l’osservanza dei criteri di obbiettiva economicità siano sufficienti per essere al cospetto di un’impresa.

Hanno, tuttavia, puntualizzato che la circostanza di avere delle connotazioni religiose non fa perdere all’ente la sua natura di impresa.

Avallare la tesi dell’Engim Sicilia, ad avviso di scrive, avrebbe potuto creare una illegittima ed arbitraria diversificazione trai i vari enti di formazione, aprendo, peraltro, scenari per certi aspetti paradossali.

Facendo un passo indietro, si ricorda che per rivestire la qualifica di “Ente di formazione professionale” in Sicilia occorre necessariamente osservare l’art. 7 delle “Disposizioni per l’Accreditamento delle Sedi Formative e Orientative nella Regione Siciliana” ove si statuisce che, ai fini del soddisfacimento del requisito primario di conformità, occorre auto-dichiarare nella domanda di accreditamento “di essere soggetto senza fini di lucro o che esercita l’attività di formazione professionale e/o orientamento, finanziati con risorse pubbliche, senza fini di lucro “.

Quindi, anche gli altri enti di formazione, ad esempio il CEFOP e l’IAL, sono soggetti senza scopo di lucro.

Per quest’ultimi, anche presso il Tribunale di Termini Imerese, ha trovato regolarmente applicazione il rito Fornero, anche nei casi in cui il licenziamento non aveva natura discriminatoria.

Quindi, tali enti, sono stati considerati imprese.

Orbene, la circostanza che lo statuto di un ente, come nel caso di Engim Sicilia, preveda la devozione ad un determinato santo, non vanifica (e non può vanificare) la natura imprenditoriale dell’ente.

Sarebbe, infatti, illogico, prima che ingiusto e discriminatorio, ritenere che la presenza nello Statuto di una previsione di tal fatta (devozione ad un santo), eviti l’applicazione delle norme processuali e sostanziali applicabili alle imprese.

Il rischio sarebbe quello di vedere nascere enti formativi e/o associazioni senza scopo di lucro devoti, per statuto, all’insegnamento di un determinato santo e/o promotori di determinati principi religiosi e/o altruistici, al solo fine di ottenere l’immunità dalle norme disciplinanti l’impresa.

Proprio per evitare ciò, la giurisprudenza già in passato aveva più volte evidenziato come il perseguimento di uno scopo altruistico non impedisce che gli enti no – profit esercitano un’attività di impresa, poiché l’impresa non necessità dell’attività di lucro, ma soltanto dell’economicità della gestione. Ne consegue che un’attività è economica per le modalità di gestione.

Insomma, l’amore (vero o di comodo che sia) verso un santo non conferisce all’ente alcuno sconto o vantaggio e, quindi, il rappresentante legale dell’ente, per sottrarlo dalle responsabilità economiche, non potrà invocare, come ha fatto l’Engim Sicilia, di operare “secondo i principi ed i dettami ispirati al carisma spirituale ed apostolico”.

Tanto più quando (come avviene nella formazione) si maneggiano soldi pubblici.

Chi utilizza detti fondi deve sottostare a rigide regole, contemplate nei bandi e, in particolare, deve gestire le somme attenendosi a tutte le norme in essi indicati, senza deroghe o attenuazioni per il perseguimento statutario di principi ispirati al carisma spirituale e apostolico.

Insomma non è possibile amministrare e gestire risorse pubbliche alla “viva il parroco”, come bene sa l’Engim Sicilia, che per anni ha dato prova di essere un ente di formazione assolutamente virtuoso e che è riuscito, almeno sino ad oggi, a dimostrare che le difficoltà economiche degli ultimi anni non sarebbero imputabili ad una gestione maldestra ma all’inerzia dell’Assessorato.

Per completezza, però, va anche detto che quest’ultimo (che ha sempre ritenuto l’Engim inadempiente) ha già impugnato le sentenze (che hanno riconosciuto la garanzia impropria) ribadendo l’inesistenza di qualsiasi obbligo di manleva dell’ente di formazione, in relazione alle retribuzioni dovute ai suoi lavoratori.

In attesa che la Corte di Appello di Palermo si pronunci, una cosa è sicura: l’Engim Sicilia è un’impresa, con tutte le conseguenze economiche e giuridiche che derivano da tale status.