Il Giudice del Lavoro di Termini Imerese, dott.ssa Chiara Gagliano, nell’annullare il licenziamento intimato ad un dipendente dell’Engim Sicilia, ha affrontato il problema controverso della natura dell’Engim Sicilia.

Quest’ultimo, infatti, nei vari giudizi, ha eccepito di essere una organizzazione di tendenza e, quindi, di non sottostare alle norme, processuali e sostanziali, che disciplinano le imprese.

Di contrario avviso erano i dipendenti licenziati che, facendo leva sul criterio dell’obbiettiva economicità, hanno sempre sostenuto che l’Engim operasse sul mercato come un’impresa.

Il Tribunale G.L: , preliminarmente, è stato chiamato a decidere su tale rilevante questione ai fini dell’applicabilità dell’art. 18 St. Lav..

La quaestio, come accennato, prende le mosse dal licenziamento intimato dall’Engim Sicilia, nel mese di aprile 2015, a conclusione di una procedura di licenziamento collettivo, ad alcuni dipendenti ritenuti incompatibili.

Alcuni di essi impugnavano il suddetto licenziamento, chiedendo la reintegrazione nel posto di lavoro e la condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno, secondo i vari livelli di tutela previsti dalle norme contenute nell’art. 18 L. 300/70.

L’Engim Sicilia, costituitasi in giudizio, eccepiva l’inapplicabilità dell’art. 18 Stat. Lav. e la conseguente inammissibilità del ricorso ex art. 1 co. 48 L. 92/12. Nel merito, contestava gli asseriti vizi del licenziamento.

Il Tribunale adito, “ritenuto che trattasi di ricorso qualificabile ai sensi dell’art. 1.co. 7 e ss L. 28/06/2012, n. 92” (come rilevabile da decreto di fissazione di prima udienza), valutava positivamente l’ammissibilità del ricorso in relazione alla natura ritorsiva del licenziamento, ma al termine della fase sommaria, riteneva, però, non provata la natura ritorsiva del licenziamento in questione e stabiliva che le ulteriori doglianze formulate dal lavoratore non fossero suscettibili di tutela ex art. 18 Statuto dei lavoratori, giacché l’Engim Sicilia avrebbe avuto le caratteristiche di un’organizzazione di tendenza.

In conclusione, il Tribunale di Termini Imerese, in funzione di Giudice del lavoro, con le diverse ordinanze pubblicate il 09.12.2015, concludeva che “legittimo o illegittimo che sia il licenziamento, l’accoglimento del ricorso presupporrebbe l’applicabilità dell’art. 18 L. 300/70 che, viceversa, per quanto sopra esposto, deve essere esclusa. Ciò esonera il giudice dall’esame delle ulteriori doglianze”; per l’effetto, rigettava il ricorso.

Uno dei soccombenti, proponeva opposizione ai sensi dell’art. 1, co. 51, della legge 92/2012, avverso l’ordinanza del 07/12/2015, reiterando il petitum del ricorso introduttivo della fase sommaria ed in particolare, contestando la mancata statuizione del

Giudice della fase sommaria sugli altri motivi d’impugnazione, i quali, ad ogni modo, sarebbero dovuti essere necessariamente oggetto di analisi, valutazione e giudizio da parte del Giudice, durante la fase a cognizione piena del primo grado.

L’Engim Sicilia si costituiva in giudizio deducendo l’infondatezza del ricorso del quale chiedeva, pertanto, il rigetto.

Con la sentenza n. 897/2017 pubbl. il 13/10/2017, RG n. 17/2016, il Tribunale di Termini Imerese, Sez. Lav., nella persona del Giudice dott.ssa Chiara Gagliano, in accoglimento dell’opposizione, annullava il licenziamento intimato al dott. D. L. e condannava l’Engim Sicilia alla reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro e al pagamento in suo favore di un’indennità risarcitoria commisurata a 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, detratto quanto eventualmente percepito dallo stesso per lo svolgimento di altra attività lavorativa, nel periodo di estromissione, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalla maturazione dei singoli crediti al saldo nonché al versamento dei contributi previdenziali omessi.

Ciò che, in questa sede, però, rileva è l’accoglimento della tesi sostenuta dallo scrivente sulla reale natura dell’Engim Sicilia, precedentemente disattesa dal Giudice della fase sommaria.

In particolare, il G.L, ha ritenuto che ai fini della sussistenza di un’impresa non è necessario perseguire fini di lucro (come sostenuto da Engim Sicilia), ma occorre accertare se l’attività venga esercitata “secondo criteri di economicità, ossia in modo tale da perseguire il pareggio dei costi con i ricavi(come sostenuto dal dipendente licenziato).

Ed invero, la disarticolazione dell’Ente in più unità produttive (cfr. art. 3 dello Statuto: l’Ente può svolgere prestazioni di servizi, erogati senza scopo di lucro nel campo della formazione e dell’orientamento professionale, nelle seguenti diverse forme: istituzione di scuole e istituti di istruzione, centri di orientamento e di formazione professionale, gestione di convitti, semniconvitti case accoglienza e case per ferie; assistenza tecnica e interventi socio- assistenziali, ecc. ), la tendenziale ricerca del pareggio dei costi con i ricavi, la sussistenza di un’autonomia contabile per il controllo dell’economicità della gestione, ed infine, le azioni giudiziarie promosse per recuperare i crediti vantati nei confronti dell’Assessorato Regionale dell’Istruzione e della Formazione (molte delle quali incoate innanzi a questo Tribunale), costituiscono indice inequivocabile, a pare di questo giudice, della natura imprenditoriale dell’Ente opposto.

Né, precisa il G.L., la natura pubblica dell’attività svolta dall’Engim Sicilia in favore degli utenti a titolo gratuito, esclude l’economicità.

La eccepita regolamentazione della attività svolta dall’Engim Sicilia, infatti, “non esclude la sua conduzione con i criteri di economicità, […] Sussiste, inoltre, il c.d. rischio di impresa in quanto, come prospettato dallo stesso ente convenuto in memoria, l’Engim si trova in uno stato di grave crisi, non riuscendo più a coprire i costi sostenuti con i ricavi e producendo, in tal modo, delle ingenti perdite”.

Ed ancora, “la complessità della struttura dell’Engim (organi centrali e regionali, sedi operative locali) e che le entrate, oltre da sovvenzioni pubbliche, sono costituite anche da quote associative, contributi liberali di persone fisiche, erogazioni di fondi provenienti da Enti e/o organizzazioni, sia pubbliche che private, elargizioni, donazioni, lasciti, ricavati da iniziative economiche (nell’ambito e nel rispetto delle finalità statuarie), beni, mobili e immobili, strumentali all’attività di associazione, rendite patrimoniali e eventuali smobilizzi”; la presenza di quattro organi per il tramite dei quali l’Ente agisce (art. 12 dello Statuto) fa ritenere che l’Engim Sicilia operi sul mercato, senza fini di lucro, ma con criteri di economicità.

Quanto statuito dal G.L., a parere di chi scrive, si potrebbe ripercuotere pesantemente sulle procedure di recupero credito nei confronti dell’Engim Sicilia, poiché i creditori potranno esperire le proprie azioni contro l’Engim Sicilia senza dover temere di vedersi eccepire fattivamente da quest’ultima la asserita natura di organizzazione di tendenza e, quindi, potranno invocare la responsabilità della struttura organizzativa dell’Engim ed aggredire i beni (mobili e/o immobili) dell’ente e/o di coloro, persone fisiche e/o giuridiche collegate direttamente alla struttura “Engim”.