In seguito all’entrata in vigore della c.d. “Legge Madia” n. 124/2015, è consentito alle pubbliche amministrazione, che bandiscono una concorso pubblico, di accertare la conoscenza della lingua inglese e di altre lingue “quale requisito di partecipazione al concorso o titolo di merito valutabile dalle commissioni giudicatrici, secondo modalità definite dal bando anche in relazione ai posti da coprire”.

Così è stata ufficialmente consacrata l’importanza della conoscenza delle lingue straniere (in primis della lingua inglese, più frequentemente richiesta) per l’ingresso nel mondo del lavoro mediante concorso pubblico, non essendo più sufficiente il possesso di una laurea, un master, un dottorato, un’abilitazione all’esercizio delle professioni.

Il legislatore, però, ha previsto la possibilità di indicare la conoscenza della lingua straniera come requisito di partecipazione ad un concorso pubblico ovvero come titolo di merito cui attribuire un ulteriore punteggio.

Pertanto sarebbe auspicabile che ciascuna amministrazione pubblica, che intenda bandire un concorso pubblico, attribuisca alla conoscenza della lingua straniera una rilevanza adeguata e proporzionale al tipo di figura professionale cui si riferisce il bando, nonché alle mansioni da svolgere.

Tale auspicio al “buon senso” e ad una congrua e preliminare valutazione da parte dell’amministrazione che bandisce il concorso è desumibile dell’orientamento assunto dal TAR Lazio in relazione a due differenti ricorsi.

In un primo caso, infatti, il TAR con decreto N. 06807 del 18/12/2017 ha accolto un ricorso proposto avverso il concorso INPS 2017 per 365 posti di Analista di processo-consulente professionale, area C, posizione economica C1, in cui veniva richiesto quale requisito il possesso di certificazione di lingua inglese di livello B2.

In un secondo caso, invece, il TAR Lazio ha rigettato un ricorso con sentenza N. 1206 del 01.02.2018, ritenendo che a seconda del profilo e delle competenze richieste, la conoscenza della lingua inglese di un certo livello può essere individuata anche come requisito di ammissione al concorso pubblico, come nel caso specifico in cui la figura specialistica di Analista del processo – consulente professionale è competente a svolgere funzioni di operatore internazionale, anche nei confronti di utenza di diversa nazionalità.

Ne deriva che, nonostante in un caso il TAR abbia accolto il ricorso e in un altro caso lo abbia rigettato, elemento rilevante (o che dovrebbe rilevare) al fine di ritenere o meno valido il requisito della conoscenza-certificazione di lingua straniera, sia il profilo professionale (più o meno specialistico) cui si riferisce il bando; anche in considerazione di quanto stabilito dal T.U. del pubblico impego n. 165/2001, recentemente modificato ed integrato dalla cd. “Legge Madia”, il quale dispone che la Pubblica Amministrazione debba accertare (non porre come requisito) la conoscenza della lingua inglese.

Salvo che, invece, non si voglia strumentalizzare il possesso di una certificazione sulla conoscenza della lingua straniere al fine di precludere e “discriminare” tanti soggetti interessati a partecipare al concorso, ridurre ab origine la platea dei potenziali candidati, e così facilitare l’intera procedura di selezione…