L’Ufficio del Giudice di Pace di Termini Imerese, dott. ssa A. Corso, ha accolto il ricorso per decreto ingiuntivo proposto da C. S. contro le Poste Italiane teso a ottenere il pagamento delle somme maturate e dovute secondo le pattuizione a tergo del buono fruttifero postale.

Il sig. C. S. , titolare di due Buoni Fruttiferi Postali, alla scadenza degli stessi, recatosi presso l’ufficio Postale, apprendeva che non gli sarebbero stati riconosciuti gli interessi contrattuali (indicati sul retro del buono).

Non avendo sortito effetto le diffide stragiudiziali, il sig. C. adiva il Giudice di Pace di Termini Imerese in via monitoria per ottenere la differenza tra quanto corrisposto dalla Posta e quanto realmente dovuto.

Il ricorrente, in seno al ricorso, evidenziava come malgrado i Giudici avessero più volte condannato le Poste Italiane a pagare le somme pattuite sul retro del buono fruttifero, giusta quanto statuito dalla Corte di Cassazione 27809/2005 e confermato dalle Sezione Unite della Corte Suprema di Cassazione con la pronuncia n. 13979/2007, quest’ultime (le Poste) continuassero a disattendere i principi univoci della giurisprudenza che aveva accolto l’invito esplicito degli Ermellini.

Infatti, il Giudice della nomofilachia, con la richiamata sentenza, dopo aver ricordato che “la disciplina che regola il rapporto tra Poste Italiane e i sottoscrittori di buoni fruttiferi, si forma sulla base dei risultanti dal testo contenuto nei buoni di volta in volta acquistati” e, quindi, il contrasto tra le condizioni indicate sul titolo e quelle stabilite dal Decreto Ministeriale che ne disponeva l’emissione “deve risolversi dando prevalenza alla prime, e che inoltre il fatto che le poste italiane restituisca interessi a condizioni diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore sin dall’atto dell’emissione del buono, sono contrarie alla funzione stessa dei buoni postali”, si augurava che questo fosse l’indirizzo da seguire per evitare il formarsi di una molteplicità di indirizzi giurisprudenziali contrastanti, trattandosi di una questione suscettibile di ripresentarsi in frequenti casi.

Indirizzo, sino ad oggi, seguito dalla giurisprudenza. Evidentemente le Poste Italiane non sono di tale avviso e ritengono di potere avere delle pronunce favorevoli che si discostino dal principio sancito dalle Sezioni Unite della Cassazione.