Il Tribunale di Catania ha recentemente emesso un’interessante sentenza n. 6430/2016, che non potrà che far piacere a tutti i titolari di buoni fruttiferi postali, ed in maniera particolare ai risparmiatori titolari di BFP emessi tra il 1974 e il 1986 (naturalmente, in lire) e che si sono visti modificare la serie del buono, con una conseguente variazione-riduzione del rendimento.

Così, la quarta sezione civile del Tribunale di Catania ha chiarito che a nulla vale “la mera apposizione di un timbro che ne modifichi la serie” per giustificare un taglio degli interessi del titolo […] Il titolo “ha ad oggetto il contenuto enunciato dai buoni, anche quando in precedenza, con decreto ministeriale, siano state modificate le relative condizioni”.

Già in passato la Suprema Corte, con la sentenza n. 13979/2007, si era espressa in termini analoghi, sottolineando il principio dell’affidamento del risparmiatore all’atto dell’acquisto dei buoni fruttiferi postali, affermando che l’errore di Poste nel non riportare i nuovi tassi di interesse da applicare, non poteva ripercuotersi sulla buona fede del consumatore, che ha diritto a riscuotere la somma risultante dall’applicazione dei tassi per come riportati sui buoni fruttiferi.

Infatti, una variazione unilaterale dei tassi di interessi, in assenza della raccolta di consenso degli intestatari dei buoni e comunque di una successiva comunicazione in merito, comporta un’evidente violazione degli obblighi contrattuali da parte delle Poste, nonché una violazione del principio di buona fede contrattuale.

Successivamente si sono alternate sentenze favorevoli e contrarie alla condanna di Poste Italiane S.p.A. a corrispondere l’importo pieno degli interessi maturati (e riportati sul retro) dei buoni fruttiferi postali, che nel 1986 un Decreto Ministeriale del governo (cd. Decreto Goria) aveva notevolmente ridotto.

Ma l’orientamento assunto dai Giudici siciliani appare ormai ampiamente rivolto a tutelare il risparmiatore ed il suo diritto a riscuotere il capitale investito e l’intero degli interessi maturati secondo i tassi di interesse in vigore all’epoca della sottoscrizione del contratto, ossia quegli stessi tassi d’interesse riportati sul retro del buono.

Difatti, anche il Tribunale di Termini Imerese, sezione civile del 9/11/2016, si è espresso in favore dei risparmiatori, condannando Poste Italiane S.p.A a pagare il rendimento originariamente indicato sul retro del buono fruttifero.

Oggi sono numerosi i procedimenti avviati dai risparmiatori titolari di BFP, “truffati” dalle Poste, che quindi intendono far valere il proprio diritto di credito, nonché ottenere il rimborso delle somme indebitamente trattenute da Poste italiane S.p.A.