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Con sentenza n. 258/2018, il Giudice di Pace di Termini Imerese, nell’ambito di un procedimento in cui chi scrive assisteva un Ente locale delle alte Madonie, ha rigettato il ricorso presentato da una utente che, a seguito di un’ipotetica perdita d’acqua “anomala”, aveva impugnato l’avviso di pagamento notificato dall’Ente, invocando l’applicazione di una norma del Regolamento Comunale di riferimento per essere esonerata dal pagamento della somma a lei ascritta.

Il Giudice, in accoglimento della difesa svolta a tutela dell’Ente, ha sostenuto che la richiesta della ricorrente non potesse essere accolta per una pluralità di ragioni.

Nel corso del giudizio, infatti, l’utente non aveva dimostrato di avere provveduto alla custodia e/o manutenzione del tratto di tubatura interessata dell’ipotetica perdita d’acqua. La stessa ricorrente avrebbe dovuto effettuare a sue spese tali opere di manutenzione, come previsto dal medesimo Regolamento, per preservare l’integrità e la conservazione della tubatura.

Ma nulla di tutto ciò è stato documentato, inducendo il Giudice a ritenere che l’eventuale danno alla tubatura interessata si fosse verificato a causa dell’incuria e dell’imperizia della ricorrente.

Il Giudice, altresì, ha rilevato che la ricorrente non avrebbe adeguatamente assolto al proprio onere probatorio, avendo sostenuto una tesi debole perché non supportata dai necessari riscontri oggettivi: “l’attore non ha fornito nessuna prova ai sensi dell’art. 2697 c.c. dell’esistenza del guasto”.

Infatti, nulla è stato validamente documentato da cui potesse effettivamente constatarsi che vi fossero stati dei preesistenti danni alla medesima tubazione, e che proprio questi avessero provocato la presunta perdita d’acqua.

Nessuna documentazione fotografica, che potesse dimostrare, ai sensi dell’art. 2697 c.c., la sussistenza del nesso di causalità tra un’eventuale perdita d’acqua (a causa di danni della tubatura) ed il conseguente consumo anomalo, era stata prodotta dalla ricorrente.

Dunque, all’esito del giudizio, è emersa la fragilità sia sostanziale che probatoria della tesi sostenuta dalla ricorrente, nonché la sua condotta negligente ed arbitraria.

Così il Giudice ha rigettato il ricorso, confermando interamente l’avviso di pagamento impugnato e condannando la ricorrente al pagamento dello stesso, nonché alla refusione delle spese di lite in favore dell’Ente locale.